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L’8 marzo, giornata internazionale della donna: tra simbolismo e consumismo

di ALESSIA TROVATO

Tutti pensiamo che l’8 marzo sia una giornata dove la finalità più importante riguardi donare i fiori o qualsiasi altro oggetto alle Donne. Ma se analizziamo questa giornata in maniera più approfondita, comprenderemo che non è così. Tornando indietro nel tempo, gli eventi storici, ci riportano nel 1911; Durante uno sciopero organizzato dalle lavoratrici di una fabbrica a New York, che protestavano per le condizioni di lavoro e chiedevano di avere maggiori garanzie a tutela dei loro diritti, i proprietari per fermare il suddetto sciopero, bloccarono tutte le porte, impedendo loro di uscire. Purtroppo all’interno della struttura, divampò un incendio che provocò la morte di 132 donne. Il secondo evento è legato alla Rivoluzione Russa avvenuta a febbraio del 1917, durante il primo conflitto mondiale. L’8 marzo del suddetto anno, molte rappresentanti femminili, affiancarono gli uomini in strada per protestare contro lo zar.

Da qui in avanti iniziò un percorso molto tortuoso e complicato, fino a giungere ad una data storica , il 10 marzo del 1946, quando le donne furono chiamate a votare per le elezioni amministrative e successivamente il 2 giugno dello stesso anno parteciparono anche a quelle politiche.

La prima donna che ottenne il consenso al Senato fu Nilde Iotti e per i successivi 17 anni, fu riconfermata alla Camera dei Deputati, donna attivissima politicamente tant’è che guidò durante la Resistenza dirigendo i Gruppi di difesa della donna.

Sono molte le Donne che hanno avuto un ruolo fondamentale nella società, con sacrificio e caparbietà si sono sapute distinguere per la loro bravura e competenza, nonostante i pregiudizi iniziali ed è grazie al loro impegno che in epoca odierna siamo riuscite ad ottenere ruoli di prestigio ricoprendo incarichi che sino a poco tempo prima erano esclusivamente rivolti agli uomini.

Tra queste, mi piace ricordare la forza di volontà di Frida Khalo, donna che nonostante fosse affetta da una malattia invalidante come la spina bifida, a causa di un incidente stradale nel quale riportò talmente tante fratture da dover essere operata per ben 32 volte costringendola a vivere parte della sua vita immobilizzata a letto, con grande forza d’animo scelse di dedicarsi completamente alla sua passione: la pittura.

Un’artista che ha rappresentato la sua condizione in numerosi dipinti, dove il soggetto è quasi sempre lei stessa; per citare una sua affermazione : “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”. Il suo modello di ispirazione furono le donne native di Tehuantepec, un comune di Oaxaca in Messico, dove la società di tipo matriarcale vede le donne impegnate negli affari. Nelle sue opere, per un breve periodo, fuse il surrealismo alla tradizione messicana. Proprio per questo, il saggista surrealista Andrè Breton, le propose di organizzare una mostra a Parigi con i suoi lavori. La sua breve ma intensa vita si concluse all’età di 47 anni. Molti anni dopo, nel giugno del 2001, gli Stati Uniti decisero di emettere un francobollo con un suo autoritratto del 1933, fu la prima donna latinoamericana ad essere ritratta su di un francobollo;

La giornata della Donna è un occasione per ricordare e ricordarci quanto le potenzialità di ognuna di noi possono mutare la condizione sociale.

“Una ragazza saggia conosce i suoi limiti, ma una intelligente sa che non ne ha”. Marilyn Monroe

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