di Marinella Marino
Nata a Malaga nel 1908, morì a Malaga nel 1940. Soprannominata Nita, nacque nel famoso e popolare quartiere Capuchinos a Malaga il 16 maggio del 1908. Era la più giovane di quattro fratelli. Fu sulle ampie spianate del molo che Nita vide per la prima volta i marinai inglesi che giocavano ad uno strano gioco chiamato football. Inspiegabilmente quello sport sconosciuto la attrasse al primo sguardo.
Tuttavia, negli anni venti il suo interesse per questo sport difficilmente poteva tradursi in realtà in quanto per una donna persino sudare era considerato inappropriato e quindi giocare a calcio era totalmente inconcepibile. Persino i medici, scienza alla mano, erano tutti d’accordo nel garantire che il gioco del calcio fosse nocivo per la salute femminile. Con l’arrivo della Seconda Repubblica Spagnola nel 1931, lo sport femminile ottenne un impulso, la discriminazione sessuale nelle discipline fu cancellata e apparvero diverse associazioni sportive femminili.
Sfortunatamente, con Francisco Franco nel 1939 si instaurò quella dittatura, con la fine della Repubblica, che durò fino al 1975. Con gli anni, Nita, arrivò a giocare come membro di una squadra. Un membro sul vero senso della parola, in quanto dovette fingersi un ragazzo, dovette tagliarsi i capelli e mascherare i seni con delle fasce. Man mano che cresceva e la sua femminilità era più evidente dovette ritirarsi del terreno di gioco. I suoi genitori fino ad allora all’oscuro di quanto Nita stesse facendo, decisero di mandarla in un paese vicino a vivere con alcuni parenti.
Qui entrò a far parte della squadra locale, il Velez CF. Nel 1940 Anita Carmona si ammalò e morì a soli 32 anni a causa di una variante del tifo. Per espresso desiderio della calciatrice fu sepolta indossando la maglietta della squadra che aveva tanto amato, lo Sporting di Malaga.











