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RITRATTI: Alda Merini, avventuriera dell’anima

di ALESSIA TROVATO

Alda Giuseppina Angela Merini, nasce a Milano il 21 Marzo del 1931, secondogenita di tre figli, da papà Nemo impiegato in una agenzia di assicurazioni e da Emilia Painelli, la mamma, casalinga. Dopo aver concluso le elementari con ottimi voti, si iscrisse in un istituto professionale, che la abilitava al lavoro. Sin da bambina, amava scrivere versi, era osteggiata dalla madre, mentre il padre alla sua prima recensione, la invitò a demordere in quanto secondo lui non era una professione redditizia.

Ha raccontato l’Amore in modo appassionato attraverso le sue poesie ed aforismi.

Traspaiono le sue fragilità, sensazioni ed emozioni di una donna che ha vissuto una vita travagliata. Internata in un ospedale psichiatrico, i medici le diagnosticarono un disturbo bipolare. Si innamorò molte volte nella sua vita, si sposò per due volte;

Dal primo matrimonio nacquero quattro figli, due dei quali dopo il ricovero in manicomio per un decennio; subito dopo, la Merini compone la raccolta di poesie “La Terra Santa “, dove con particolare emozione, ricorda i momenti più complicati del suo percorso ospedaliero; un exscursus introspettivo, dove l’autrice si racconta ponendosi a nudo, paragonando la sua permanenza in manicomio al cammino compiuto dalla popolazione ebraica per giungere in Terra Santa.

“C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi, dove il tempo si ferma e non hai più l’età. Quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare.”

In questa lirica, viene descritto l’amore: passionale e coinvolgente, un sentimento che nonostante l’età, provoca emozioni e turbamenti positivi, che l’autrice prova solo nel momento in cui si trova tra le braccia del compagno;

«Ma il giorno che ci apersero i cancelli, che potemmo toccarle con le mani quelle rose stupende, che potemmo finalmente inebriarci del loro destino di fiori, oh, fu quello il tempo in cui tutte le nostre inquietudini segrete disparvero, perché eravamo vicine a Dio, e la nostra sofferenza era arrivata fino al fiore, e era diventata fiore essa stessa».

Alda Merini L’atra verità. Diario di una diversa: da cui è tratta questa lirica, pubblicata per la prima volta nel 1986; un testo toccante, scritto in prosa, dove l’autrice racconta la sofferenza patita nell’arco dei dieci anni in cui visse in manicomio, facendo trasparire le sue verità nascoste, l’aspetto più intimo ed introverso della sua anima. Riferendosi alla vecchiaia, si rispecchiava nelle sue rughe, ognuna di esse le ricordava una tappa fondamentale della vita, come una storia vissuta davanti agli occhi del mondo. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, mi piace ricordare la Laurea magistrale honoris causa, in “ teorie della comunicazione e dei linguaggi”– conferitale nel 2007, dall’Università degli Studi di Messina- Facoltà di Scienze della Formazione.

“La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice. ”Alda Merini

 

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