Attualità

Addio a Gigi Proietti, principe della risata e simbolo di Roma

di ALESSIA TROVATO

“Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun’ sai ride mi allontano. Chi non sa ridere mi insospettisce…”.

In questa frase è riassunto il mondo di Gigi Proietti, morto lo scorso 2 novembre per problemi cardiaci, proprio nel giorno del suo 80° compleanno.

Conduttore, attore, doppiatore, è stato direttore artistico del teatro Brancaccio di Roma e fondatore del Laboratorio di Esercitazioni sceniche per i giovani attori con i quali portò in scena molteplici spettacoli che segneranno l’esordio di tanti artisti tra cui Giorgio Tirabassi, Francesca Reggiani, Nadia Rinaldi, Gabriele Cirilli, Flavio Insinna ed Enrico Brignano, toccanti le sue parole, nel salutare il grande maestro rappresentante di una romanità pura e semplice, nel giorno delle esequie.

Emozionante e coinvolgente il suo percorso artistico: esordì nel 1963 con lo spettacolo Can Can degli Italiani e successivamente sostituì Domenico Modugno in una commedia musicale diretta da Renato Rascel dal titolo Alleluja brava gente.

Irriverente e poliedrico nel 1976 raggiunge al sua consacrazione teatrale con lo spettacolo “A me gli occhi please” , ottenendo nel corso delle successive repliche un grande successo di pubblico .

Tutta la sua carriera è stata caratterizzata dal suo modo semplice, grottesco a volte, e profondo in alcune piece teatrali e televisive, nel film Preferisco il Paradiso, da poco riproposto in tv, dove interpretava il ruolo di un prete “Filippo Neri” divenuto Santo, personaggio semplice, che in un contesto storico complicato nonostante la posizione ecclesiastica avversa, riesce comunque ad ottenere dei risultati inaspettati, grazie alla sua dedizione verso i più deboli cioè coloro che erano considerati un peso per la comunità.

Di fondamentale importanza la fiction Rai “il Maresciallo Rocca” andata in onda per cinque stagioni su Rai 1 dal 1996 al 2008; racconta le indagini e le vicissitudini familiari del maresciallo dei carabinieri, Giovanni Rocca. Intriganti e curiose le sue analisi, sempre in contrasto il suo superiore Mannino, il quale, alla fine di ogni indagine, ammetteva l’errore complimentandosi per il lavoro svolto.

Grande intrattenitore, istrionico e irriverente tanto da apparire un allievo che doveva ancora imparare i trucchetti del mestiere, sapeva coniugare recitazione e spontaneità; nei suoi stornelli narrava la cultura popolare, i vizi e le mille sfaccettature della Roma Caput Mundi.

Coinvolgenti i suoi sketch che narrando la quotidianità, riuscivano a trasmettere spensieratezza anche su argomenti non molto allegri, così come durante un’intervista raccontò con la sua solita ironia, una barzelletta sulla sua morte.

Completo e appassionato, Proietti amava preparare con dedizione e arguzia i suoi personaggi: mitica l’interpretazione del Conte Armando Duval, personaggio distratto, che non riuscendo a comprendere ciò che gli veniva suggerito, improvvisava conversazioni irreali ma esilaranti.

Potrei proseguire all’infinito, in quanto la carriera del mattatore, si intreccia con il teatro, il cinema e la televisione, i suoi programmi, da conduttore, hanno incollato milioni di telespettatori davanti al piccolo schermo.

Omaggio ad un artista che ha fatto sorridere diverse generazioni, indimenticabile ed immortale. Chapeau!!!

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