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Caso Domenico Caliendo, la perizia: “Il cuore artificiale l’avrebbe salvato”

di FRANCESCA CITRO

Napoli: se entro 72 ore dall’intervento fallito del 23 dicembre 2025 il piccolo fosse stato collegato al cuore artificiale extracorporeo ci sarebbe stata una percentuale di riuscita del 70%. Lo scrivono nero su bianco i periti del Gip di Napoli per far luce sulla morte del piccolo Domenico Caliendo.

Sulla base di questo l’avvocato della famiglia chiede di valutare l’ipotesi dell’omicidio volontario anzi che colposo sui medici indagati. I legali dei due cardiochirurghi coinvolti difendono l’operato dei loro assistiti dicendo che hanno agito secondo la legge e le procedure previste in sala operatoria.

Mentre la Procura valuta le prossime mosse è in corso la discussione verso il provvedimento di interdizione per i medici coinvolti. Intanto la famiglia riceverà un risarcimento danni concordato con l’ospedale e si concentrerà sul procedimento penale.

Siamo ancora una volta di fronte ad un caso di malasanità ed ancora una volta a farne le spese è un bambino. Ora si pensa a battaglie legali, è già stato messo da parte il grande dolore della famiglia, dolore che non passa anzi si acuisce giorno per giorno ed è quello che da ancora la forza di lottare perché Domenico abbia giustizia, una giustizia che non è solo sua ma di tutti quei bambini che per svariati motivi ci lasciano prematuramente.

Il caso ormai è di dominio pubblico: oggi ho scritto non per riaprire ferite che forse ancora oggi sanguinano senza che neanche ce ne accorgiamo ma come sempre per farvi riflettere su quanta violenza ancora e sempre ingiustificabile sia presente in una società che si spaccia per evoluta, troppo spesso dimenticando l’autenticità dei sentimenti.

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