di Roberta Varsavia
Sotto la superfice del Tirreno, invisibile agli occhi ma impotente per estensione, si erge il Marsili: un gigantesco vulcano sottomarino, tra i protagonisti della storia geologica del Mediterraneo. Oggetto di costanti, questo colosso sommerso ricorda quanto da scoprire nelle profondità marine.
Il Marsili è considerato il più grande vulcano sottomarino d’Europa e tra i maggiori dell’intero bacino mediterraneo. Una montagna gigantesca sotto il mare il Marsili occupa il settore meridionale del Mar Tirreno, a circa 150 chilometri dalla costa calabrese e a una distanza analoga dalla Sicilia settentrionale. La sua sommità rimane comunque a centinaia di metri sotto il livello del mare, mentre le pendici scendono fino a profondità molto maggiori.
Le dimensioni sono notevoli: circa 70 chilometri di lunghezza per una ventina di chilometri di larghezza. La sua evoluzione è strettamente legata alla storia del Tirreno, area segnata per milioni di anni da processi di estensione della crosta e da un’intensa attività magmatica.
Il Marsili a differenza dell’Etna, Vesuvio o Stromboli, non caccia anelli fumanti né segna il profilo delle coste: è interamente celato dall’acqua e può essere analizzato solo con tecnologie avanzate e sistemi sonar. Il nome rende omaggio al conte Luigi Ferdinando Marsili, naturalista, geologo e cartografo attivo fra Seicento e Settecento, pioniere degli studi moderni sul mare. Per interpretarne lo stato reale servono monitoraggi costanti e ricerche multidisciplinari nel comprendere i processi che interessano il fondo sottomarino e l’area circostante: tra rischi di tsunami, frane sottomarine che possono innescare onde anomale.
È questo il bello del Marsili: non è soltanto un vulcano, è una straordinaria finestra sulla geologia profonda del Mediterraneo, mentre in superfice il Tirreno appare calmo e luminoso dove prosegue la vita sulla Terra.











