di Roberta Varsavia
E’ stato captato da Ligo, l’osservatorio interferometrico laser per le onde gravitazionali, lo studio degli astrofisici Alberto Magaraggia e Nico Cappelluti dell’Università di Miami.
Si è formato nella prima frazione di secondo dopo il Big Bang. E’ questo ciò che rende speciale un buco nero primordiale. E’ che ora, grazie a un recente segnale del Laser Interferometer Gravitational – Wave Observatory (Ligo), potremmo aver finalmente ottenuto la prima prova diretta della sua esistenza. A raccontare sono stati gli astrofisici Alberto Magaraggia e Nico Cappelluti, che, sebbene potrebbe volerci ancora tempo per dimostrarlo, potrebbero essere sul punto di scoprire l’esistenza dei buchi neri primordiali e il ruolo che svolgono in uno dei più grandi misteri della cosmologia.
Questi fenomeni – il più delle volte – si sono generati a seguito del collasso di una stella supernova, ovvero la morte di una stella massiccia; tuttavia le loro masse possono variare da poche volte la massa del Sole a miliardi di masse solari. I buchi neri primordiali, d’altra parte, dovrebbero avere masse molto inferiori.
Fino ad oggi, tuttavia, questi fenomeni cosmici sono sempre stati puramente teorici, ma se confermati i risultati del Ligo potrebbero finalmente aiutarci a spiegare diverse cose, tra cui la natura della materia oscura, sostanza invisibile che costituisce circa l’85% di tutta la materia presente nell’Universo. “Crediamo che il nostro studio contribuirà a confermare la loro effettiva esistenza”, parole del astrofisico Cappelluti.











