di Sara Lepore e Roberta Varsavia
Per chi volesse rivivere la storia della vita di Giancarlo Siani, l’appuntamento è per domani alle ore 18.30 presso la redazione di Radio Salerno Village ubicata nel Centro Arbostella di Salerno, dove sarà proiettato il documentario dedicato alla memoria del giornalista del Mattino, morto assassinato per mano di due killer della camorra – assoldati dal boss di Torre Annunziata Valentino Gionta – la sera del 23 settembre 1985 a Napoli.
Giancarlo Siani, giornalista precario prima nella redazione di Torre Annunziata e poi in quella centrale de Il Mattino in via Chiatamone, scriveva di cronaca nera ed in particolare si occupava dei legami tra politica e malaffare. Il suo impegno costante nel ricercare la verità sugli affari loschi della camorra napoletana gli è costata la vita: il 26enne giornalista stava rientrando a casa, nel quartiere Vomero di Napoli, per prepararsi e andare al concerto di Vasco Rossi assieme alla sua fidanzata. I killer lo hanno prima seguito e poi atteso sotto la sua abitazione. Colpito da diversi proiettili, Giancarlo è stato ritrovato riverso su se stesso all’interno della sua Mehari verde.
Otto anni più tardi affiorò tutta la verità del suo omicidio ed a farla affiorare sono stati dei giornalisti che avevano la sua stessa passione ed entusiasmo, tra i quali anche Pietro Perone, collega di Siani che ad oggi è caporedattore al quotidiano Il Mattino e autore del libro “Terra Nemica”, nonché del documentario che sarà proiettato domani sera.
“Per anni del delitto non si era più parlato. Era diventato il ‘caso Siani’, una verità che non sarebbe mai arrivata. Si era addirittura parlato di una casa squillo del Vomero su cui si diceva Giancarlo avesse indagato” – racconta Perone -. Poi la svolta: “Mandai una collega in Procura a fare una semplice domanda: “il pentito che l’altro giorno vi ha fatto trovare un arsenale della camorra ha qualcosa da dire sul delitto del nostro collega Giancarlo Siani?” Ebbe un sorriso ma capimmo che potevamo indagare e montammo il caso con un articolo in prima pagina che fece il giro di tutti i giornali. In quel momento, Sergio Zavoli era alla direzione del Mattino e ci convocò a Napoli per dirci: “Da ora in poi vi occuperete solo del caso Siani”. Così abbiamo fatto, giorno per giorno, fino alla verità. Quindi ho sentito l’esigenza di rispondere all’impegno morale, etico oltre che professionale di provare a capire qualcosa sul perché l’avessero ucciso e soprattutto cercare di individuare gli assassini” – ha aggiunto Perone in un’intervista. Lo stesso autore del libro continua poi a ricordare la figura di Giancarlo Siani:
“Era consapevole che rischiava. Ed è andato avanti comunque. Giancarlo faceva parte di quel gruppo di giovani dell’epoca che al giornalismo si sono avvicinati perché credevano che questo lavoro, più che garantire uno stipendio, fosse lo strumento per contribuire a cambiare la realtà. Al giornalismo lui ci era arrivato con forti motivazioni sociali e anche politiche, il suo era un giornalismo militante. Da parte della legalità e soprattutto della verità. Aveva costituito insieme ad altri il movimento dei giornalisti democratici che si battevano per l’accesso alla professione, contestavano il mondo delle raccomandazioni degli amici degli amici, delle schifezze che avvenivano in questa professione e che purtroppo avvengono ancora oggi”.


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