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L’ARTISTA SCOMPARSO. Morto Libero De Rienzo, indimenticabile il suo Siano in “Fortapàsc”

a cura di Francesca Citro e Graziano Concilio

De Rienzo nacque a Napoli: cresciuto nel quartiere di Chiaia, si appassionò alla recitazione seguendo il padre Fiore De Rienzo, aiuto regista di Citto Maselli[1]. Recitò nei due film di Marco PontiSanta Maradona (2001), grazie al quale riscosse fama e apprezzamenti, e vinse il David di Donatello 2002 come miglior attore non protagonista[2], e A/R Andata + Ritorno (2004), in cui fu protagonista insieme a Vanessa Incontrada. Fu anche sceneggiatore, nonché regista e attore, nella pellicola Sangue – La morte non esiste, vincitore di alcuni premi cinematografici, tra cui il Ciak d’oro nel 2007.[3]

Lavorò anche in alcune produzioni televisive, tra cui il film tv Più leggero non basta (1998), regia di Elisabetta Lodoli, e le miniserie tv Nassiriya – Per non dimenticare (2007), regia di Michele Soavi, e Aldo Moro – Il presidente (2008), regia di Gianluca Maria Tavarelli. Nel 2009 tornò sul grande schermo con il film Fortapàsc, regia di Marco Risi, film su Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino, ucciso nel 1985 dalla camorra. Nel 2011 recitò in La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo. Nel 2014 fu tra i protagonisti di Smetto quando voglio, commedia diretta da Sydney Sibilia sulla vicenda di una banda di giovani laureati che si improvvisano spacciatori (commedia a cui sono succeduti due sequel nel 2017: Smetto quando voglio – Masterclass e Smetto quando voglio – Ad honorem).

Muore improvvisamente il 15 luglio 2021 nella sua casa di Roma,[4] stroncato da un infarto all’età di 44 anni.[5]

Padre di due figli, era sposato con la costumista Marcella Mosca.[6]

Fortapàsc è un film del 2009, diretto da Marco Risi, sulla breve esistenza e la tragica fine del giornalista Giancarlo Siani, interpretato da Libero De Rienzo.

Tra gli altri interpreti si segnalano Michele RiondinoEnnio FantastichiniErnesto MahieuxDaniele PecciValentina LodoviniGianfranco GalloMassimiliano Gallo. Il film è tratto da “Mehari”, un cortometraggio realizzato nel 1999 da Gianfranco De Rosa (poi produttore esecutivo di Fortapàsc).

Trama

Giancarlo Siani è un giovane giornalista napoletano che lavora nella redazione locale de Il Mattino a Torre Annunziata; Siani scrive di cronaca nera. Occupandosi di cronaca nera e di omicidi di camorra, il giornalista incomincia a indagare sulle alleanze dei camorristi annunziatesi con i reggenti di altri clan della Campania e scopre vaste aree di corruzione e connivenze tra politici e criminalità organizzata.

Nonostante le minacce più o meno velate della classe politica locale, Siani pian piano riesce a intuire la corruzione del Sindaco e di come un suo caro amico, Ciro, si sia ridotto a fare lavori malavitosi come portare soldi (sotto forma di carne) a politici e clan, per aiutare economicamente la sua famiglia. Continua nella sua inchiesta, in special modo dopo la strage del circolo dei pescatori, avvenuta il 26 agosto dell’84, voluta dal clan Bardellino per “risanare” i conti con il clan Gionta volendone ammazzare il capo Valentino, ma che riesce a scappare, costandogli però otto uomini.

I suoi articoli però infastidiscono particolarmente i boss camorristi della zona, mettendone in crisi le alleanze, fino all’arresto del boss Valentino Gionta, preso fuori Casa Nuvoletta, appartenente ai boss Lorenzo e Angelo Nuvoletta. Il suo giusto intuito lo porta anche a smascherare il sindaco di Torre Annunziata, Cassano, che viene condannato a sette anni e mezzo.

Così, dopo esser stato trasferito nella sede centrale del quotidiano partenopeo, in una riunione di camorra viene decisa la condanna a morte di Siani, che per loro sembra abbia “alzato troppo la manica” e la sua condanna è decisa. Siani viene ucciso la sera del 23 settembre del 1985, pochi giorni dopo aver compiuto 26 anni, nel quartiere residenziale del Vomero, nei pressi di piazza Leonardo, a pochi metri da casa sua. Quella sera stessa si tenne il concerto di Vasco Rossi, a cui il giornalista avrebbe voluto assistere.

Smetto quando voglio (film)

Smetto quando voglio è un film del 2014 diretto da Sydney Sibilia.

Il lungometraggio narra la storia di un gruppo di brillanti ricercatori universitari che tentano di uscire dall’impasse lavorativa ed esistenziale della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs.

Trama

«In Italia una droga per essere definita tale dev’essere censita nell’elenco delle molecole illegali del Ministero della Salute. Cocaina, eroina, anfetamina, metadone, ecstasy e più o meno altre 200 molecole fanno parte di quell’elenco. Se una molecola non è in quella tabella allora la puoi produrre, la puoi assumere, ma soprattutto la puoi vendere. A 24 anni mi sono laureato in neurobiologia con il massimo dei voti, ho un master in neuroscienze computazionali e uno in dinamica molecolare. Negli ultimi mesi ho messo su una banda che gestisce un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, sono accusato di produzione e spaccio di stupefacenti, rapina a mano armata, sequestro di persona e tentato omicidio. Mi chiamo Pietro Zinni… e sono un ricercatore universitario.»
(Pietro Zinni all’inizio del film)

Pietro Zinni, un ricercatore neurobiologo, ha sviluppato un rivoluzionario algoritmo per la modellizzazione teorica di molecole organiche, ma i docenti della commissione finanziatrice, a causa dell’impreparazione e del pressappochismo mostrati dal professore che supervisiona il lavoro e delle logiche politiche soggiacenti l’attribuzione della posizione permanente, non sembrano capirne l’importanza e decidono di non rinnovargli l’assegno di ricerca. Tornato a casa, Pietro non ha il coraggio di dire la verità a Giulia, la compagna con cui convive. In compenso, però, dopo aver passato la notte in discoteca a causa di un suo allievo che gli doveva dei soldi, ha un’idea per salvarsi dalla disoccupazione: utilizzare le sue conoscenze scientifiche per creare una nuova droga, sfruttando una molecola non ancora catalogata come stupefacente dal Ministero della salute. Decide così di rivolgersi ad ex ricercatori universitari (assegnisti di ricerca e professori a contratto) come lui che, a causa dei tagli dei fondi e dei posti di lavoro, sono costretti a fare lavori inadeguati rispetto alle loro qualifiche.

L’équipe è infatti composta da Mattia e Giorgio, due latinisti che fanno i benzinai; Alberto, un chimico che fa il lavapiatti in un ristorante cinese; Bartolomeo, un economista che cerca di applicare al poker le sue abilità nel calcolo matematico; Arturo, un archeologo che lavora per l’università, sfruttato e malpagato; e infine Andrea, un antropologo in cerca di un impiego presso uno sfasciacarrozze. Grazie alle competenze di ciascuno, la banda riesce a produrre una droga estremamente efficace e a venderla nelle discoteche. I soldi non tardano ad arrivare e la ricchezza inizia a dare alla testa un po’ a tutti, soprattutto ad Alberto. Il successo della nuova incredibile smart drug ha attirato però anche l’attenzione di colui che gestisce il mercato delle droghe a Roma, il boss malavitoso “Murena”, anche perché nel frattempo a Pietro e ai suoi è stata offerta l’occasione di entrare in un giro riservato di feste private di altissimo livello, in cui girano grandi quantità di denaro sporco.

Giulia intanto, sempre più sospettosa per l’improvviso cambiamento di tenore di vita di Pietro, trova nascosta in casa una grande somma di denaro. Pietro, messo alle strette, è costretto a confessare che, non avendo ricevuto il rinnovo del suo contratto all’università, è stato “costretto” a mettersi a spacciare. Giulia, il cui lavoro prevede anche il recupero di ex tossicodipendenti, ne resta disgustata e lo caccia di casa, non prima, però, di avergli detto di essere incinta. Nel disperato tentativo di ricucire i rapporti con Giulia, Pietro la invita a cena prenotando un intero ristorante, il night club di Murena. Ma alla cena si presenta Murena stesso, che ordina 10 chili di questa nuova e famosa droga, tanto rinomata sul mercato. In cambio lui libererà Giulia, che nel frattempo ha preso in ostaggio. Pietro, nel panico, riceve anche la telefonata di Alberto che gli dice di aver fatto un incidente con il suo nuovo coupé: il problema è che la polizia gli ha trovato nella macchina mezzo chilogrammo di droga.

Pietro convince la banda a rapinare una farmacia, unico modo per reperire gli ingredienti necessari alla preparazione di 10 kg di droga sintetica. Grottescamente muniti di armi dell’800 rubate dai depositi a cui ha accesso Arturo, gli ex ricercatori irrompono nel locale, ma il farmacista riconosce il professor Pietro Zinni (con cui aveva sostenuto un esame quattro mesi prima): a Mattia, in preda al panico, parte un colpo di fucile che colpisce di striscio il giovane farmacista. Disperato, Pietro somministra al farmacista un intruglio di sostanze che dovrebbero stordirlo al punto da cancellargli la memoria.

L’incontro con Murena, per salvare Giulia, viene fissato al matrimonio di Bartolomeo con la sua fidanzata di etnia sinti: il luogo, una bidonville piena di zingari armati fino ai denti, non è casuale, in quanto è l’unico posto in cui risiede gente più pericolosa del boss. Al momento dell’incontro con i sinti armati e fedeli a Bartolomeo, Murena approfitta della momentanea assenza dei suoi scagnozzi per fare i complimenti per l’elevata qualità della smart drug a Pietro e gli rivela di essere stato un ingegnere navale che, a causa della recessione, ha dovuto cambiare mestiere. Pietro gli consegna la droga promessa, solo che, a causa della rapina fallita in farmacia, si tratta di pillole di zucchero. Per testarle Murena chiede dello champagne, in cui scioglie una pillola di prova; ma lo champagne che gli viene servito contiene già la droga (l’unica pillola rimasta al gruppo).

Il boss, ingannato, riconsegna Giulia. Si scopre quindi che Pietro aveva stretto un accordo con la polizia: lui avrebbe consegnato Murena e in cambio i suoi amici universitari avrebbero avuto l’immunità per i reati, tranne lui, che si sarebbe costituito. Non potendo fare in modo che il boss venga trovato con la droga, Pietro fa in modo che durante lo scambio gli altri della banda nascondano il farmacista, ferito e privo di sensi, nel bagagliaio dell’auto di Murena, che viene così arrestato per sequestro di persona. Nelle scene finali Pietro, in prigione, cerca di insegnare i primi rudimenti della chimica ai detenuti interessati a ottenere un diploma; la moglie va a trovarlo con il figlio, dicendogli che Pietro “rischia” di essere rimesso in libertà per buona condotta, perdendo così lo stipendio da insegnante del carcere. Pietro però tranquillizza Giulia e le rivela di avere un piano per allungare di un altro po’ i tempi di carcerazione: una finta rissa in sala mensa.

 

 

Distribuzione

Il film è stato distribuito in Italia a partire dal 6 febbraio 2014 da 01 Distribution in 270 copie, per un incasso totale di 4,5 milioni di euro[1]. Il 6 agosto 2014 è uscito in Francia, distribuito da Bellissima Films[2].

Ha inoltre partecipato a numerosi festival internazionali (con il titolo I Can Quit Whenever I Want[3] ) tra cui il London Film Festival e il Reykjavík International Film Festival, dove ha vinto il Golden Puffin come migliore scoperta dell’anno.[4][5]

 

 

Accoglienza

 

Il film ha ricevuto critiche molto positive da parte della stampa: «Finalmente un film con soggetto, cast di prim’ordine, sceneggiatura (scritta dal regista con Valerio Attanasio) che resiste fino all’ultima battuta»[6], «Ipotizzando sul modello di I soliti ignoti una banda composta di ingenui dilettanti del crimine […] il film innesta nella storia la componente del discorso sociale, ma con freschezza e senza appesantimenti come in certe riuscite commedie britanniche»[7]. «Spassosa, originale commedia, un balletto grottesco e paradossale attorno al mondo del precariato, dove se c’è una piccolissima speranza di essere assunti, è indispensabile nascondere la laurea» [8].

Molti ne hanno lodato la sceneggiatura e il tono divertito seppure a tratti dolceamaro con cui viene affrontato il problema del precariato: «Il tema del vuoto d’identità e soprattutto d’impiego dei giovani italiani non tende, infatti, a intonare i consueti piagnistei sociologici e s’incarna nell’implausibile scalata alla criminalità di un gruppetto di laureati e assistenti universitari romani convinti di potere aggirare le persecuzioni della legge»[9]. «Di Smetto quando voglio si apprezzano la semplicità di tono e i dialoghi, la scorrevolezza di ritmo, il fondo amaro di una comicità che scaturisce dal dramma reale della mancanza di lavoro»[10]. Grazie a questa commistione tra un tema drammatico trattato però in chiave comica, gran parte della critica ha parlato di rinascita della commedia all’italiana, paragonando il film ad una sorta di I soliti ignoti in chiave contemporanea.

Curiosità

Nella scena in cui Alberto viene interrogato dal commissario Galatro, quest’ultimo chiede a un non inquadrato ispettore Coletti: «Chi è che fa le segnalazioni al Ministero per le nuove sostanze?». L’ispettore risponde: «Le facciamo noi da quest’ufficio, commissario». Nella prima versione del film, a rispondere era la voce di un uomo, mentre nelle versioni successive alla creazione della saga, la voce viene sostituita con quella di Greta Scarano, che da Smetto quando voglio – Masterclass interpreterà il ruolo del suddetto ispettore Coletti.

  • Nella scena della festa, in cui tutti i componenti della banda vestono in smoking, c’è un piccolo cameo dello sceneggiatore Valerio Attanasio che dialoga con Bartolomeo, interpretato da Libero De Rienzo.

 

Sequel

A distanza di tre anni sono stati realizzati due sequel: Smetto quando voglio – Masterclass e Smetto quando voglio – Ad honorem, entrambi usciti nelle sale cinematografiche italiane nel 2017.

Nel novembre del 2015, Groenlandia e Fandango hanno dato il via alla pre-produzione di due sequel del film: Smetto quando voglio – Masterclass, con una data di inizio riprese fissata per il marzo del 2016[13] e Smetto quando voglio – Ad honorem, così da formare una trilogia con il precedente primo capitolo.[13]

Nel febbraio del 2016, il regista ha anche annunciato le tagline dei due film: “La banda è tornata, e ora ha un nemico” e “Ogni saga ha una fine”.[14] Il primo sequel, Masterclass, è stato distribuito nei cinema il 2 febbraio 2017 in 500 copie, con un incasso di 3.440.826 euro al botteghino.

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