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Mitologia: Ippolito e la tragedia dell’amore proibito

di LUCA CONSIGLIO

Ippolito, figlio di Teseo, re di Atene, e dell’ amazzone Antiope, è un giovane che si dedica esclusivamente alla caccia e al culto di Artemide, trascurando completamente tutto ciò che riguarda la vita comunitaria e la sessualità, andando anzi orgoglioso della propria verginità. Per tale motivo Afrodite decide di punirlo suscitando in Fedra (seconda moglie di Teseo e quindi matrigna di Ippolito) un’ insana passione per il giovane.

Questo sentimento fa apparire Fedra sconvolta e malata agli occhi degli altri. Dietro le insistenze della nutrice perché riveli la causa del suo malessere, Fedra è costretta a rivelare il suo segreto. La donna, tentando in buona fede di aiutare Fedra, lo rivela a Ippolito, imponendogli il giuramento di non farne parola con nessuno. La reazione del giovane è rabbiosa e offensiva, al punto che Fedra, sentendosi umiliata, decide di darsi la morte ma prima di impiccarsi lascia, per salvare il suo onore, un biglietto in cui accusa Ippolito di averla violentata.
Quando Teseo torna da fuori città, scopre il cadavere della moglie e il biglietto e invocando Poseidone lancia un anatema mortale nei confronti di Ippolito. Il giovane dice al re di non avere alcuna responsabilità, ma non può raccontare l’intera storia perché vincolato dal giuramento fatto alla nutrice. Teseo non gli crede e lo bandisce da Atene. Mentre Ippolito sta lasciando la città su un carro con i suoi compagni, la maledizione si compie: un toro mostruoso uscito dal mare fa imbizzarrire i cavalli, che fanno schiantare il carro contro le rocce.

Ippolito viene riportato agonizzante a Trezene, dove appare Artemide che espone a Teseo la verità sui fatti, dimostrando quindi l’innocenza di Ippolito. Il re si rivolge allora al figlio, ottenendone in punto di morte il perdono. In un altra versione del mito le cose sono simili ma diverse: per desiderio di Artemide, Ippolito fu resuscitato da Asclepio e una volta ritornato in vita rifiutò di perdonare il padre e si trasferì nel Latium nei pressi di Aricia, dove portò il culto di Artemide e ne divenne il re cambiando il suo nome in Virbio per volere della dea.

Anche se la versione finale del racconto diverge una tradizione è rimasta: Artemide promette a Ippolito morente che il suo rifiuto delle nozze e la sua devozione alla purezza non saranno dimenticati. La dea stabilisce una legge sacra:
-Prima di sposarsi, tutte le ragazze promesse spose di Trezene dovranno compiere un voto solenne tagliandosi una ciocca di capelli e offrendola in dono a Ippolito.
– Oltre al taglio dei capelli, le giovani dovranno versare lacrime e intonare lamenti funebri in memoria del suo tragico destino.

Questo rituale di passaggio simboleggiava per le donne greche l’addio alla giovinezza e alla verginità (di cui Artemide era custode) per entrare ufficialmente nel mondo del matrimonio. In questo modo, l’amore infelice e la purezza di Ippolito venivano eternamente celebrati dalle spose poco prima delle loro nozze.

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