di SANTA LA MARCA
Suonano le campane della Basilica di Sant’Ambrogio per l’ultimo saluto a Don Antonio Mazzi, scomparso all’età di novant’anni. Sacerdote molto conosciuto e fondatore della comunità Exodus al Parco Lambro di Milano, Don Mazzi ha dedicato la sua vita agli ultimi e, in particolare, alle persone tossicodipendenti e ai giovani caduti nella tossicodipendenza.
Come ci insegna il Vangelo cristiano, la sua missione è stata quella di stare vicino a chi aveva più bisogno di aiuto. Attraverso la comunità Exodus, Don Mazzi ha cercato di rieducare alla vita tanti giovani, offrendo loro un percorso di recupero della persona, la possibilità di ricominciare e anche un lavoro.
La camera ardente è stata allestita lunedì 3 agosto nella sede storica di Exodus, presso la cascina Molinella delle Torrette, nel Parco Lambro di Milano, luogo simbolo dell’opera portata avanti da Don Mazzi.
La tumulazione verrà celebrata in forma privata presso l’Abbazia di Magnano, in provincia di Brescia, nel cimitero dell’Opera di Don Giovanni Calabria.
Sono state tante le persone che hanno voluto ricordarlo, oltre alle diverse personalità del mondo politico. Tra queste, Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus, ha lasciato una frase molto significativa: «Era un prete borderline. Sono stati i suoi ragazzi a salvarlo».
Don Antonio Mazzi ha lasciato un segno importante nella vita di molte persone, soprattutto nei giovani che ha accompagnato nel difficile percorso verso una nuova vita. Una mia riflessione, ti mando anch’io un bacio da lassù, caro Antonio Mazzi.











