di LUCA CONSIGLIO
Un altro anno scolastico volge a termine e con esso si avviano le ultime verifiche e gli esami di maturità.
Spesso viene liquidata come “normale agitazione” quando si provano sintomi come tachicardia, insonnia, vuoti di memoria, paura di deludere ansia e immobilità.
Secondo Floriana Bitto, dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda, “un certo livello di tensione prima di un esame è fisiologico e può persino aiutare la performance, ma se eccessiva può risultare catastrofica. Spesso anche se non si fa caso le testate giornalistiche rilasciano alcuni brutti fatti accaduti a causa degli esami”.
È importante, per genitori, insegnanti e studenti, riconoscere i segnali di questo sovraccarico emotivo, per correre ai ripari.
I campanelli d’allarme non vanno cercati solo nel voto o nel rendimento, ma soprattutto nei cambiamenti di comportamento, continuando c’è l’ipercontrollo, accompagnato da studio compulsivo, con la sensazione di non essere mai abbastanza preparati.
Anche il corpo contribuisce ai segnali di pericolo: pianto frequente, crisi d’ansia, mal di testa, mal di pancia, nausea, questo succede perché molte volte il corpo reagisce prima della mente.
Anche il linguaggio da una spinta in più con frasi estremamente depressive: “non ce la farò mai”, “sono stupido”, “se va male è finita”, “deluderò tutti”.
L’ansia scolastica diventa un fenomeno molto diffuso anche tra bambini e adolescenti e continua a crescere e in Italia la percentuale si stima ta il 5% e 28%, molti ragazzi vivono il voto non come una semplice valutazione ma come una misura del proprio valore personale, quando questo accade l’esame smette di essere una prova scolastica e diventa una minaccia emotiva.
Uno degli aspetti meno considerati riguarda il legame tra organizzazione dello studio e gestione emotiva.
Ecco a voi alcuni semplici metodi che possono aiutare:
– dividere il programma in obiettivi piccoli e realistici;
-usare il recupero attivo (provare a ricordare senza rileggere);
-studiare in blocchi da 30-45 minuti con pause da 5-10 minuti che servano realmente a recuperare le energie;
-utilizzare mappe mentali e parole chiave per organizzare i concetti;
-evitare il “ripassone” notturno prima della prova.
Uno dei timori più comuni è il blackout durante l’esame orale.
In questi casi può aiutare una semplice strategia di emergenza: fermarsi, rallentare il respiro, recuperare una parola chiave e ripartire dal concetto generale, quando il ragazzo riesce a riattivare un primo appiglio mentale, spesso il resto torna gradualmente disponibile.











