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Semafori “intelligenti” a quattro luci: al via la sperimentazione a Roma

di Delva Della Rocca

Qualcosa sta per cambiare, almeno nelle intenzioni di chi progetta la mobilità del futuro. Roma si prepara a introdurre una novità: la quarta luce semaforica, di colore bianco. Non si tratta di un segnale rivolto agli automobilisti tradizionali, ma di una tecnologia pensata per dialogare con le auto a guida autonoma. Un passo verso la mobilità intelligente che potrebbe ridisegnare il traffico urbano del futuro.

La nuova luce bianca si aggiunge ai tre colori tradizionali del semaforo, ma ha una funzione completamente diversa. Non è pensata per essere interpretata direttamente dagli automobilisti, ma per comunicare con i sistemi delle auto a guida autonoma. Il semaforo diventa così un nodo attivo di un’infrastruttura digitale diffusa, capace di dialogare in tempo reale con i veicoli attraverso i cosiddetti ITS(Intelligent Trasport Systems). Quando la luce bianca si accende, il guidatore umano è chiamato semplicemente a seguire la macchina che ha davanti sulla sua corsia. Le auto a guida autonoma entrano per prime nell’incrocio, aggiornandosi a vicenda sulle rispettive traiettorie. L’essere umano, in quel momento, non è più il decisore del traffico: è un passeggero del sistema.

L’origine di questa tecnologia nasce nei laboratori di ingegneria civile. Sono da qualche anno gruppi specializzati di ricerca a occuparsi di rendere “intelligenti” le strade più che le macchine. Uno studio del 2023 dell’Università della North Carolina ha provato a calcolarne i vantaggi usando dei micro-simulatori, cioè particolari software che permettono di ricreare in dettaglio le condizioni del traffico. I risultati mostrarono che con il quarto colore attivo e il 30% delle auto a guida autonoma, i ritardi diminuivano del 10,7% rispetto alla condizione con il semaforo tradizionale; una riduzione che nelle proiezioni più ottimistiche potrebbe arrivare, in presenza di veicoli autonomi, fino al 94%. Per la stragrande maggioranza degli automobilisti, la presenza della luce bianca non rivoluziona nulla nell’immediato.

Rosso, giallo e verde restano i riferimenti principali ma quando si accende la luce bianca il comportamento richiesto cambia: in presenza di veicoli autonomi, basterà seguire il flusso del traffico, affidandosi alla gestione automatizzata degli incroci. Se invece, i veicoli a guida autonoma sono pochi o assenti, il sistema torna al funzionamento classico. Trattasi, dunque, di un approccio pensato per una convivenza graduale tra vecchio e nuovo, tra macchine guidate da esseri umani e veicoli governati da algoritmi, quindi non un’imposizione ma una transizione.

L’installazione di semafori speciali negli incroci stradali sarebbe un’operazione molto complicata e costosa; per cui senza una massa di auto autonome circolanti, i benefici del sistema rischiano di restare sulla carta. Un contesto più praticabile nel breve periodo potrebbe essere quello dei porti, dove circolano molti mezzi commerciali e i veicoli a guida autonoma sono generalmente più diffusi che altrove. Da lì il modello potrebbe poi scalare verso le città.
Roma, dunque, ha scelto di non aspettare e il traffico del futuro sarà sempre meno una questione umana ma sempre di più una questione di dati.

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