di Antonio Zito
Prosegue l’opera di gendarmeria militare e internazionale degli Stati Uniti di Trump, questa volta con l’alleato Israele. Dall’attacco contro l’Iran di sabato si allarga ancora in medio oriente il conflitto che chi si oppone a Trump giudica come una possibile guerra infinita come quella dell’Irak o dell’Afganistan. Ma il segretario alla difesa americano Hegseth rassicura la stampa affermando che non sarà una guerra lunga. Per adesso i morti in seguito agli attacchi sono di circa 555 persone secondo i suoi nemici della Mezzaluna rossa e solo 4 morti tra i soldati americani. Dopo l’attacco degli alleati Israelo-americani l’Iran ha colpito con missili e droni tutto ciò che poteva nella regione non risparmiando le basi americane in Barheim e Irak ma anche paesi vicini agli occidentali come gli Emirati arabi , il Kuwait, Dubai , con dei droni anche Cipro. La situazione in Israele è di massima allerta per i continui attacchi con missili dall’Iran che per la maggior parte vengono neutralizzati dalla difesa contraerea dell’Idf. Dopo l’ultimo conflitto con Teheran, quest’ultima ha continuato a fare esperimenti di arricchimento dell’uranio e di missilistica ad alto livello che come già detto da Trump nel suo discorso sullo stato dell’unione non rassicurano gli alleati perché l’Iran è già molto ricco di petrolio e quindi il fine sarebbe colpire Israele che è ormai il gendarme dell’occidente volete o nolente in medio oriente. Si può solo sperare che anche se la democrazia non si esporta con le guerre , la sconfitta di Teheran aiuti gli oppositori al regime. Infatti non si può dimenticare i migliaia di morti tra gli oppositori al regime di Teheran che manifestavano contro il regime nei mesi scorsi.


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