di FRANCESCA CITRO
“Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità”. Così il Ministro della Salute Orazio Schillaci è intervenuto sul caso del bambino di Napoli che ha ricevuto un cuore bruciato.
Il bambino di due anni è stato operato il 23 dicembre presso l’ospedale Monaldi di Napoli, il piccolo è affetto da una grave cardiopatia dilatativa, il cuore da trapiantare era in arrivo da Bolzano donato da un bambino di 4 anni morto in Val Venosta: secondo quanto emerso finora però al posto del ghiaccio normalmente usato per mantenere refrigerato l’organo durante il trasporto sarebbe stato utilizzato il ghiaccio secco. Questo avrebbe causato dunque gravi danni al cuore da trapiantare perché a contatto con l’anidride carbonica allo stato solido si è letteralmente bruciato.
Il cuore è stato comunque trapiantato.
Trapiantare al bambino il cuore resosi disponibile ma gravemente danneggiato era l’unica strada possibile perché altrimenti il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria. Al bambino era probabilmente già stato espiantato il proprio cuore in attesa di effettuare a stretto giro il trapianto del nuovo cuore in arrivo, a questo punto non si poteva far altro che trapiantare il nuovo cuore anche perché sarebbe stato impossibile tornare indietro e ripiantare il proprio cuore al bambino.
In questa tristissima vicenda il grande errore è stato fatto a monte è cioè davvero impensabile come sia stato possibile l’utilizzo di ghiaccio secco che non è assolutamente previsto dalle procedure. La vicenda è anomala è un’indagine che andrà fatta dagli organismi competenti.
Da quanto emerso dopo il sequestro del contenitore questo sarebbe un normale contenitore di plastica rigido e non un box tecnologico in grado di mantenere costanti e monitorare le temperature. Il ghiaccio secco arriva fino a – 80° ed avrebbe bruciato l’organo.
La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo sul caso: sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati tra cui coloro che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano per poi trasportarlo a Napoli.
I Nas di Napoli analizzeranno il rispetto dei protocolli che riguardano il confezionamento e il trasporto dell’organo.
Nelle ultime ore si pensava alla possibilità di usare un cuore artificiale per guadagnare tempo ma non c’è stata nessuna presa in carico. Schillaci, Ministro della Salute dice che attendono di verificare le responsabilità ed ha dato disposizioni di inviare gli ispettori perché è una situazione delicata e complessa, ora si aspettano i risultati. Il comitato di esperti riunito all’ospedale Monaldi di Napoli ha espresso parere negativo al nuovo trapianto di cuore.
A Napoli sono arrivati due specialisti del Bambin Gesù di Roma che con i medici del Monaldi hanno valutato le condizioni del piccolo per capire se ci fossero le condizioni per rischiare un nuovo trapianto e se si potessero praticare le terapie per attenuare le patologie concomitanti. Alla fine del consulto è arrivato il doloroso no.
Un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa ed ampia possibile. Il Centro Nazionale Trapianti esprime la più sincera vicinanza alla famiglia.
Al Monaldi sono arrivati gli ispettori mandati dal Ministro della Salute Orazio Schillaci. Stanno raccogliendo tutta la documentazione e le testimonianze per poi ripartire in direzione di Bolzano dove l’organo è stato espiantato per essere trasportato a Napoli.
Sul versante delle indagini prosegue il lavoro degli investigatori e l’attenzione degli inquirenti si sta concentrando sul contenitore usato per il trasporto.
Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e i sei indagati, un numero destinato ad aumentare se dovessero essere individuate responsabilità anche a Bolzano.
Poi dal Monaldi si è appreso che non c’è più speranza per il piccolo Domenico, dopo giorni di dolore la madre ora chiede la verità e chiede di donare all’Aido così che ci sia ancora speranza per altri bambini.
La storia di Patrizia, madre del piccolo Domenico, è un esempio di straordinaria forza ed altruismo in un momento di grande dolore.
Ci sono abissi di dolore in cui è quasi impossibile non perdere la bussola eppure è proprio li che a volte emerge una grandezza d’animo fuori dal comune.
Il racconto della donna si snoda sul filo del ricordo di un giorno che doveva segnare una rinascita ed è diventato l’inizio di un incubo. Una presa di coscienza straziante affrontata però con grande compostezza che chiede solo rispetto e preghiere rifiutando ogni forma di pietismo perché oggi si avviano le terapie per alleviare il dolore e la sofferenza e si specifica che non si tratta di eutanasia.
La madre intanto, pur avendo dimostrato finora tanta forza e coraggio, si chiede come farà ad accompagnarlo alla morte perché l’unica certezza in questa storia è che questa è contro natura.
La prognosi è infausta su questa concordano tutti gli esperti nell’ultimo bollettino medico dell’ospedale Monaldi.
La mamma lo veglia in ospedale ed ha concordato con i medici il passaggio alla terapia palliativa, no ad un inutile accanimento terapeutico, piuttosto garantire al bimbo di due anni e mezzo vittima di una drammatica serie di errori che hanno portato a trapiantargli un cuore inservibile, un fine vita dignitoso e privo di sofferenze, una serie di interventi volti ad evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente, un percorso dunque finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico. Saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita nell’ambito di un percorso orientato ad una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici.
Domenico non sarà separato dal macchinario per la respirazione e la circolazione che lo ha tenuto in vita dopo il fallito trapianto del 23 dicembre e che con impiego così lungo gli ha gravemente danneggiato gli organi interni: farlo ora equivarrebbe a staccare deliberatamente una spina.
Non soffre assolutamente ma i suoi parametri sono molto critici. L’ordine dei medici chiede rispetto e silenzio per il dolore della famiglia, la mamma ringrazia per l’affetto e ricorda di donare all’Aido.
All’indomani dalla pronuncia della non possibilità di trapiantare il bimbo la Procura di Bolzano ha aperto un procedimento nei confronti di ignoti per il reato di responsabilità colposa e per lesioni personali in ambito sanitario.
La documentazione chiesta dal legale della famiglia è stata consegnata alla madre ed ora sarà valutata con il medico legale consulente della famiglia.
Domenico nel frattempo è morto con un arresto cardiaco avvenuto all’alba di sabato 21 febbraio 2026, infatti nel presidio ospedaliero è giunto anche il Cardinale Domenico Battaglia per impartire al piccolo l’estrema unzione.
Ha fallito un intero Paese perché quando muore un bambino non esistono opinioni, non esistono schieramenti e discussioni. Due anni e mezzo di vita, un bambino non è una notizia, non è un caso ne un titolo e meritava solo una cosa: vivere. Oggi resta solo un silenzio che fa rumore.
Serve silenzio per la sua vita troppo breve, per un dolore che non dovrebbe esistere, solo silenzio e rispetto per l’unica cosa che non potrà più avere: la vita.











