di Luca Boffa
Compie oggi 60 anni il documento del Concilio Vaticano II Nostra Aetate (in latino Nel Nostro Tempo), che ha sancito l’inizio del dialogo verso altre fedi religiose, al di fuori della sfera delle confessioni cristiane. Il documento ha trovato la sua applicazione nei molteplici eventi interreligiosi succedutisi nel tempo, tipo quello di Assisi del 1986 in cui fu ospitato persino il Dalai Lama.
Il documento si focalizza molto sul dialogo con ebrei e islamici; sulla religione ebraica il documento smentisce il concetto di “deicidio”, ovvero l’accusa al popolo ebraico intero di aver ucciso Gesù e basata su una pessima interpretazione dei Vangelo. Questo concetto ha portato nel corso dei secoli alle persecuzioni contro gli ebrei sfociate nella tragedia della Shoah nel XX° secolo. Speciale menzione spetta alla fede islamica, in quanto fede monoteista sorta sempre in Medio Oriente come Ebraismo e Cristianesimo; biblicamente gli arabi sono sorti dal patriarca biblico Abramo per mezzo del suo primo figlio Ismaele, figlio di Agar, che era la sua concubina.
Al passo coi tempi il documento in questione menziona anche il possibile dialogo con religioni orientali tipo il Buddhismo e Induismo, come dimostra il dialogo dei papi recenti con personaggi come il Dalai Lama. Il dialogo è reso possibile secondo il documento stesso dal fatto che la “Chiesa Cattolica annuncia Cristo, ma tuttavia non rigetta quanto vero e santo c’è in quelle religioni”: questo vuol dire che la Chiesa Cattolica può dialogare con altre fedi senza snaturarsi. Per concludere celebriamo i 60 anni di un documento straordinario che ha permesso una grande apertura del Vaticano ad altre confessìoni, soprattutto attraverso lo strumento del dialogo interreligioso.


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