di Antonio Zito
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che Israele ha messo fine allo stato di emergenza in vigore nel sud del Paese dall’attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023. Il ministro ha aggiunto che “la decisione riflette la nuova realtà della sicurezza nel sud del Paese, raggiunta grazie alle azioni determinate e potenti degli ultimi due anni delle nostre eroiche truppe contro l’organizzazione terroristica Hamas”. E in Israele ha reso noto la portavoce del Governo israeliano, Shosh Bedrosian, ha autorizzato squadre composte da membri della Croce Rossa, soccorritori egiziani e un rappresentante di Hamas a oltrepassare la linea gialla nella striscia di Gaza per cercare i corpi degli ostaggi ancora da trovare.
Nel contempo si ha notizia che ci sono ancora vittime, per la precisione altri otto palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 48 ore. Si ha notizia che i rappresentanti di Hamas si propongono di riformare il sistema politico che attualmente ha come proprio rappresentante il capo dell’autorità palestinese Habas, riconosciuto alle Nazioni Unite, con un sistema politico più rappresentativo che porti avanti le proprie idee. La seconda fase degli accordi di pace voluti da Trump sembra quindi più vicina e quindi un inizio di ricostruzione a Gaza.
D’altro canto questa soluzione ancora non è sicura perché il comitato che raccoglie i parenti degli ostaggi in Israele chiede ormai ripetutamente che la ricostruzione di Gaza debba avvenire solo dopo la completa restituzione degli ostaggi vivi o morti, e lo chiede sia a Trump che a Netanyahu.


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