di Sara Lepore
“Quando sono immerso nella mie creazioni cinematografiche, sono abituato a usare diversi medium, anche se tutto inizia sempre con un disegno, che a volte può diventare un’animazione, un personaggio in live-action oppure un qualcosa di tridimensionale o lenticolare. Il disegno è sempre il mio punto di partenza ed è un’attivita che svolgo ancora oggi, disegno continuamente sopra ad un taccuino ed ogni idea o ispirazione che mi viene l’ha riporto, compreso il cinema”. Così Tim Burton, giunto in Italia per la presentazione della sua mostra Light and Darkness in corso di svolgimento a Firenze fino a domenica 26, ha sottolineato la sua vena creativa nella cinematografia.
“Quando ero giovane non ero bravo a dialogare, quindi parlavo con i disegni ed ero molto felice di poter esprimere me stesso attraverso i disegni – ha confidato ai giornalisti durante un incontro stampa. Penso che tutti abbiamo un lato oscuro e disegnare mi aiuta a tirarlo fuori. Fin da piccolo ho sempre pensato che per me il disegno è qualcosa di spirituale, una forma di comunicazione non verbale – ha detto ancora il regista americano – credo che oggi sia più importante che mai, vista tutta la tecnologia, internet e la confusione con cui dobbiamo dialogare”.
Nella mostra fiorentina dedicata a Burton ci sono anche gli sketch di personaggi meno noti, che però hanno contribuito a creare l’immaginario gotico-romantico di Burton, disegni con figure come Oyster boy e Robot boy.
“Tutti i miei personaggi hanno un significato, delle emozioni, so che sembrano fantastici ma per me sono molto reali. Dobbiamo pensare sempre che c’è speranza in questo mondo anche in tempi oscuri. Io credo che ci sia sempre una luce dopo un tunnel, a volte dicono che i miei film sono dark, ma io penso che abbiamo un equilibrio tra luce e oscurità”.


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