di DELVA DELLA ROCCA
Importante novità nel settore della progettazione spaziale ad opera di Michèle Lavagna, la scienziata italiana ingegnera aerospaziale docente al Politecnico di Milano, che ha creato un prototipo per produrre acqua sulla luna usando le sue rocce. Il suo progetto più importante oggi si chiama Oracle che riguarda un processo per estrarre ossigeno dalla regolite lunare. “Con un piccolo impianto si potrebbe raccogliere una manciata di sabbia lunare e farne uscire acqua, una condizione essenziale per restare sulla luna”. La sabbia lunare è composta da rocce frantumate. A livello microscopico queste rocce contengono elementi come silicio, alluminio, ferro, magnesio e ossigeno.
Con dei processi chimici si è in grado di rompere i legami tra questi elementi e liberare ossigeno, raccoglierlo come gas e mescolarlo con l’idrogeno per ottenere acqua. Tutto questo perché trasportare materiali dalla Terra resta troppo difficile e costoso. Un passo cruciale per generare acqua nello spazio. “Il primo prototipo è grande come due lavatrici ora si sta lavorando per miniaturizzarlo fino alle dimensioni di poco più di una scatola di scarpe, in modo che possa essere trasportato e utilizzato sul suolo lunare. A breve il progetto verrà affiancato da un comparto industriale per realizzare il dispositivo destinato al volo”.
Questa tecnologia è stata finanziata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e attualmente supportata dall’Agenzia spaziale italiana. Michèle Lavagna lavora da anni allo sviluppo di tecnologie per le missioni e l’esplorazione. Progetta sistemi complessi destinati allo spazio profondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per le sue ricerche. “La luna è il nostro sogno. E ci torneremo prima della fine di questo decennio proprio come fece Armstrong 56 anni fa in questi giorni ma nel decennio successivo ci resteremo. La vera svolta arriverà quando si potrà contare lì su risorse e su sistemi di trasporto adeguati”, ha dichiarato la scienziata. “La luna è molto più vicina, Marte è ancora lontano. Mancano però lanciatori, capsule sistemi di allunaggio capaci di reggere oggetti davvero grandi. Non è un traguardo banale e non è una vetta già raggiunta, ma c’è molto fermento per arrivare a farlo”.


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