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Report²: Gerda Taro e Robert Capa

Questa è una storia d’amore. Una storia di passione civile, una storia di fotografia.

Una storia del secolo scorso, anni 30 con un epilogo negli anni 50.

Questa è una storia da raccontare nel 2021. Tentando, però, di non fare ripetizioni e sovrascrivere su quanto è conoscibile con una semplice ricerca sul web.

Per questo userò una prospettiva “di infilata”, per dirla fotograficamente.

I personaggi sono due fotografi. Gerte Pohorylle, lei; Endre Friedmann, lui. Nomi veri di Gerda Taro e Robert Capa.

Entrambi ebrei, entrambi antifascisti, entrambi comunisti libertari. Lei tedesca, ungherese lui: scappano dalle rispettive terre per il clima di persecuzione che travolgeva le anime libere d’Europa negli anni ’30. E si incontrano nella Parigi creativa, irrequieta ed esuberante; la Parigi delle avanguardie storiche, ancora non violata dalle truppe naziste. È il 1935 quando Gerta e Endre si incontrano e si innamorano.

André (Endre) è fotografo e condivide con la sua compagna i segreti di questa arte. Ma sono poveri e hanno poche committenze, così si inventano un personaggio inesistente che finirà col prendere corpo in quel che sarà il più grande reporter di guerra, nonché fondatore dell’agenzia Magnum: Endre Friedmann alias Robert Capa. Intanto Gerte diventa Gerda Taro e, assieme al suo amore, confondono le riviste con il fantomatico Robert Capa, “famoso fotografo statunitense troppo impegnato, che affida ai due giovani il compito di rappresentarlo in Europa”.

Miracoli del marketing, diremmo oggi, per cui la Taro mostrava predisposizione. Sia quello che sia, l’invenzione di Robert Capa (cioè i due fotografi) ha successo e molte riviste francesi pagano le loro fotografie. È l’inizio di una certa notorietà sulla scena parigina e presso i caffè (il Dôme su tutti) frequentati -tra gli altri- da Benjamin, Picasso, Artaud, Neruda, Aragon, Giacometti…

Quella che pare una stupenda storia d’amore, in realtà, sa mentire. Come sa mentire spudoratamente la fotografia. Perché questo amore sarà tradito dalla vita stessa e anche dalle vicende personali dei due.

Gerda inventa Capa. Capa è innamoratissimo. Gerda è innamorata della vita, oltre che di Capa. Sebbene recenti “scoperte” abbiano aggiunto dettagli al riguardo che investono di nuova luce questa storia, noi vogliamo continuare a sognare con loro, parlando di una storia d’amore esemplare.

Entrambi, come la migliore gioventù mondiale di quegli anni, scelgono lo scenario della Guerra civile spagnola, schierati assieme alle Brigate internazionali: vanno a “sparare con una Rollei ed una Leica”. In Spagna era in gioco non la libertà degli spagnoli ma di tutto il mondo libero antifascista. Siamo nel 1936. I due fotografi ritraggono la guerra civile confondendo foto e autore: l’unica certezza che abbiamo nel riconoscere l’autore è il formato 6×6 utilizzato prevalentemente da Taro. Ma anche questo è un dato irrilevante poiché i due si scambiavano spesso le camere fotografiche.

I fascisti italiani e i nazisti tedeschi sperimentano in questo periodo le prime incursioni aeree, bombardando e mitragliando città (Guernica). Ed è proprio sul finire di una battaglia che la tragedia della guerra crea il suo mito: una incursione aerea fascista su una colonna della Brigata internazionale genera il caos: Gerda viaggia sul predellino di una camionetta che viene speronata da un carro armato (amico) repubblicano; cade e viene travolta dai cingoli restando gravemente ferita: si tiene le viscere con le sue stesse mani e, mentre è trasportata in ospedale, lucida, chiede della macchina fotografica. È il 25 luglio del 1937, verso sera.

Morirà il giorno dopo alle cinque del mattino, aveva 26 anni.

Capa in quel momento era a Parigi. I testimoni dicono che, appresa la notizia, rimane sconvolto, distrutto dal dolore. Il primo agosto del 1937, una folla di 200.000 mila persone accompagna la prima donna reporter morta su un fronte di guerra, verso il Père-Lachaise. È l’ultimo omaggio ad una donna eccezionale: in lei si racchiudono e muoiono i sogni, le attese, gli ideali di contrastare il mostro nazifascista e, la folla oceanica, muta, pare esserne consapevole.

L’amore tradito dalla vita. Capa non si riprenderà mai più. Anche quando sarà oramai diventato un fotografo famoso a livello mondiale.

Accetterà, negli anni a venire, di andare a documentare i fronti di guerra più pericolosi, come se avesse l’urgenza, la fretta di raggiungere la sua amata. E di fatti, nel 1954, in Indocina, troverà la morte saltando in aria su una mina.

Ora è finalmente ricongiunto al suo amore.

La seconda Guerra mondiale, il nazifascismo, gli orrori che ne conseguono, le vite saltate, relegano al silenzio Gerda, mentre Capa assurge a figura mitica della fotografia di guerra. Bisognerà attendere gli ultimi decenni e, grazie ad una valigia ritrovata in Messico contenente centinaia di negativi fotografici di Capa/Taro, per restituire Gerda Taro alla sua grandezza. Si realizzano film documentari, romanzi (La ragazza con la Leica), si ricercano testimonianze che ci dicono della grandezza di questo amore e di questa pasionaria rivoluzionaria. Sino ad una canzone, nel 2013, di una sconosciuta (sino ad allora) band inglese, gli Alt-J (∆), i quali dedicano un brano capolavoro a Gerda e Capa. Un brano che fa male nel testo e che graffia nella musica: i due secondi, prima della morte di Gerda e, i due secondi dopo la morte di Capa, sono riuniti in una durata emotiva eterna nel brano composto con la tecnica di un cut-up fotografico e che celebra l’amore e la morte di una delle coppie fotografiche più grandi della nostra storia.

Gerda Taro e Robert Capa al CafeÌチ du DoÌ‚me di Parigi, nel 1936..jpg ¬

Gerda e Capa al Café du Dôme di Parigi

link al brano: https://www.youtube.com/watch?v=rGiirjRjrdk

Gianfranco De Biasi

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