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Report², una nuova rubrica: il virus e i “sem casa” brasiliani

Con questo primo articolo, sotto il nome di “Report²” -al quadrato-, si apre una nuova rubrica a cadenza quindicinale/mensile curata da Gianfranco De Biasi, fotografo e regista documentarista che ha come principale finalità l’indagine e, appunto, il “riporto” di eventi, esperienze, progetti inerenti il campo della comunicazione in generale, di quella fotografica e cinematografica di stampo sociale, in particolare. Si cercherà di trattare degli avvenimenti ritenuti più significativi e degni di nota seguendo una modalità di recensione e, al contempo, di segnalazione di quanto accade nel mondo del web e dei media, ponendo l’attenzione anche al discorso delle innovazioni tecnologiche e digitali.

Ascolta la strada

Se si dovesse assegnare un riconoscimento fotografico nel campo del reportage sociale, nell’epoca dell’emergenza mondiale del Covid 19, non avrei esitazioni nell’indicare la campagna di sensibilizzazione attuata dal progetto brasiliano di “Escuta a rua” -Ascolta la strada-. L’idea è semplice e dirompente, tenera e violenta: ritrae volti di persone che vivono in strada, (in Brasile vengono chiamati sem casa, senza casa) che, su cartoni hanno scritto un invito a restare a casa per proteggersi dal virus.
La carica dirompente di tale campagna risiede nello stridore delle scritte oltre che nel ritratto fotografico. Ciascuna delle scritte (di seguito tradotte) e delle foto ci recapita un messaggio inequivocabile che pone l’accento tra chi ha la fortuna di possedere una casa e quindi di starsene al riparo e, l’esperienza propria di chi vive la strada per sventura nonché per una infausta sorte. L’effetto immediato è di restare senza parole di fronte ai diversi volti e messaggi. Ma il silenzio dei più non renderebbe giustizia agli appelli sinceri e senza interesse di questi ultimi fra gli uomini. Infatti, tale campagna, cosa non nuova in Brasile, mira ad avvicinarci ai bisogni dei senza casa e dei bambini abbandonati in un momento di emergenza collettiva, cercando di formare anche una catena di solidarietà – che trova rete in Brasile nel progetto chiamato “Novos sonhos”(al seguente indirizzo è possibile contribuire per una banca alimentare: https://sites.icasei.com.br/projetonovossonhos/store/9/1/1).

 

Come dichiarato in modo asciutto, “Escuta a rua” nasce dall’esigenza di comunicare l’importanza di restare a casa per proteggere se stessi e gli altri dal rischio pandemia. D’altra parte, chi non ha casa darebbe tutto per avere l’opportunità di riguardarsi, non avendo accesso ad una condotta igienica e alimentare appropriata. Il Brasile e l’intera America latina stanno vivendo in queste ore il momento apicale del virus. Ascoltare la loro lezione è stare al fianco degli ultimi, in questo caso abbandonati non solo dalla società ma dal loro pessimo presidente Bolsonaro. A Napoli, durante il mese di marzo, sono stato in giro a fotografare ed intervistare i nostri “sem casa”: vi posso testimoniare che procurarsi del cibo e avere l’opportunità di proteggersi dalla eventualità del contagio del virus erano aspetti speculari dello stesso problema: gli ultimi restano tali in ogni emergenza e sono i primi a pagare.

Gianfranco De Biasi

 

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